Artrosi della spalla (gleno-omerale)

Artrosi della Spalla
Chi sono i soggetti a rischio
Sintomi
Accertamenti diagnostici
Intervento chirurgico
Inserimento della Protesi
Risultati e Tempi di riabilitazione post intervento

Atropatia Gleno-Omerale Concentrica

Atropatia Gleno-Omerale Concentrica

Artrosi della Spalla

L’artrosi della spalla (o artrosi gleno-omerale) è una patologia della cartilagine articolare  a carattere cronico degenerativo; ciò significa che non guarisce e, nel tempo, tende ad aggravarsi.

La cartilagine articolare (vedi Anatomia della Spalla) si riduce di spessore e nel suo contesto si formano depressioni e solchi. Con il progredire dell’artrosi, possono formarsi delle lacune ossee (geodi) appena al di sotto della cartilagine articolare. inoltre, ai margini dell’articolazione, si possono formare dei becchi ossei (osteofiti) che creando un impedimento meccanico contribuiscono a limitare la mobilità dell’articolazione e a provocare dolore.

La membrana sinoviale, che avvolge l’articolazione, può infiammarsi (sinovite) e aumentare la produzione del liquido sinoviale, con conseguente gonfiore articolare.

Artropatia Gleno-Omerale Eccentrica

Artropatia Gleno-Omerale Eccentrica

Chi sono i soggetti a rischio di Artrosi della Spalla

L’artrosi della spalla è un evento naturale, legato all’usura a cui tutte le articolazioni vanno incontro nel tempo. Tuttavia, esistono fattori che possono predisporre all’artrosi della spalla:

  • Fattori generali (dell’intero organismo): ereditarietà ed alcune alterazioni metaboliche (es: diabete) od ormonali
  • Fattori locali (della spalla): esiti di processi infiammatori, infettivi, traumatici e la Rottura della Cuffia dei Rotatori

Un quinto della popolazione con età maggiore ai 65 anni ha segni clinici e/o radiografici di artrosi della spalla. Tale frequenza è inferiore a quella dell’artrosi di altre articolazioni, soprattutto di quelle che devono sopportare il peso del corpo (anca e ginocchio).

Sintomi dell’Artrosi di Spalla

Inizialmente, il dolore è di lieve entità e si manifesta soltanto durante i movimenti della spalla, e non a riposo. Nel tempo, il dolore diviene pressoché costante per processi infiammatori cronici. Al dolore può associarsi gonfiore, “rumori articolari”, ridotta mobilità della spalla ed atrofia muscolare.

Quali accertamenti diagnostici effettuare per la diagnosi dell’Artrosi di Spalla

Il solo esame radiografico, eseguito in determinate proiezioni, può essere sufficiente a dimostrare la riduzione dello spazio articolare, la presenza di geodi e osteofiti e a stabilire la gravità dell’artrosi.

Qualora l’ortopedico ponesse un’indicazione chirurgica (artroprotesi) sono utili altre indagini strumentali (TC e/o RM) che servono al chirurgo per stabilire l’orientamento e l’usura della cavità glenoidea e per accertarsi sulle condizioni della cuffia dei rotatori.

Intervento chirurgico per risolvere l’Artrosi di Spalla: quando è necessario

  • Non necessario: a) se l’artrosi è di grado lieve, cioè quando la cartilagine articolare (omerale e glenoidea) non è esageratamente usurata.  b) se il dolore è lieve e non disturba le normali attività quotidiane. Il trattamento consiste in uno o più cicli di fisiochinesiterapia (utili per ridurre il dolore e mantenere l’articolarità della spalla), anti-infiammatori e, talora, in una o più infiltrazioni con cortisonici nell’articolazione, eseguite da ortopedici esperti.
  • Necessario: Nel caso di pazienti anziani, affetti da artrosi di grado marcato, con dolore persistente  con ridotta mobilità della spalla che limitano le comuni attività quotidiane e la cura della persona.

Inserimento della Protesi nell’intervento chirurgico dell’Artrosi di Spalla

L’articolazione naturale viene sostituita con una protesi costituita da una componente omerale ed una glenoidea.

Il chirurgo ortopedico esperto nella chirurgia della spalla è in grado di proporre al paziente il tipo di protesi più adatta alle sua età, al tipo di danno anatomopatologico riportato e alle sue richieste funzionali.

Nella artroprotesi cosidetta “anatomica” la componente omerale è formata da uno “stelo” che viene introdotto all’interno del canale midollare omerale e da una porzione sferica che riproduce, per forma e dimensione, la parte sferica originaria della testa omerale.

La componente glenoidea ha una forma ovalare ed è lievemente concava per poter accogliere la porzione sferica della componente omerale. Per fissare le due componenti all’osso, può essere usato del cemento.

Nella artroprotesi “inversa” l’originale anatomia dell’articolazione della spalla viene invertita. La componente omerale ha un aspetto concavo mentre la componente glenoidea assume un aspetto sferico (glenosfera).

Protesi inversa alla Spalla

Protesi inversa alla Spalla

In determinati pazienti (sia giovani che meno giovani) nei quali il tessuto osseo offre determinate garanzie, può essere indicato l’utilizzo di protesi cosidette “stemless” nelle quali la componente omerale non presenta lo stelo.

In pazienti giovani e selezionati può essere indicato l’impianto di protesi di rivestimento.

La durata media di una protesi di spalla è superiore a quella femorale (>10 anni), poiché, a differenza di quest’ultima, non deve sostenere il peso del corpo ed è quindi sottoposta a minori sollecitazioni meccaniche. La durata media dell’intervento è invece di 90 minuti.

Risultati e Riabilitazione post intervento chirurgico di inserimento di protesi alla Spalla

Il Risultato chirurgico viene giudicato in base alla valutazione di quattro parametri:

  • Dolore
  • Mobilità articolare
  • Capacità di svolgere attività quotidiane
  • Forza

Altri fattori che incidono sul risultato:

  • come la protesi è stata posizionata
  • età del paziente
  • il sesso
  • le motivazioni personali e l’impegno del paziente nella riabilitazione.

Generalmente, il dolore di intensità marcata scompare subito dopo l’intervento; ne rimane uno lieve, definito dai pazienti stessi come un “fastidio”, che di solito regredisce dopo 2 o 3 mesi.

La mobilità della spalla e la capacità di compiere attività quotidiane migliorano considerevolmente. Tuttavia, quando la funzionalità preoperatoria risulta marcatamente compromessa e coesiste un’atrofia dei muscoli attivatori della spalla, il recupero funzionale può essere più lungo e non altrettanto soddisfacente.

La Riabilitazione inizia il giorno seguente all’intervento, con iniziali movimenti passivi della spalla. La dimissione avviene mediamente dopo 2-3 giorni dall’intervento.

Durante le prime 2 settimane, agli esercizi passivi si associano quelli pendolari ed un programma autogestito. Dopo 20-25 giorni possono essere eseguiti gli esercizi di arrampicata sul muro o esercizi con il bastone (a letto o in piedi davanti ad uno specchio) e la rieducazione motoria attiva assistita della spalla.

La durata del periodo riabilitativo è in media di circa 3 mesi. Una variabile da considerare è sicuramente la motivazione e l’impegno del paziente.